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Il comune di Bistagno appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Alessandria

Storia

Bistagno è uno dei pochi paesi della Diocesi di Acqui di cui si possa indicare con esattezza l'anno di fondazione.
E' il 1253 ed Enrico vescovo di Acqui, ritenendosi poco sicuro nella città e desideroso di contrastare il potere dei vari signori del territorio (come i Marchesi di Ponti e di Ponzone), riunì tre borgate di minore importanza poste sulle colline circostanti ed edificò una vera e propria "villanova".

La fortificazione a pianta triangolare era appoggiata alla riva sinistra della Bormida e costituita da una specie di rupe a precipizio sul fiume, il vertice a sud, con il castello (di cui rimane traccia nella grande torre, poi incorporata in una villa di più recente costruzione) ed una porta, il vertice ad ovest con le due munitissime porte di Corneta e Rufintoro, mentre le grosse mura erano rinforzate da ben sei grosse torri.
Si accedeva al borgo attraverso le due porte in asse alla strada centrale.
Se osserviamo la posizione geografica di Bistagno, e ricordiamo, che di qui passava la famosa via Aemilia Scauri fatta costruire dal Console Aemilius Scaurus nell'anno 109 avanti cristo, ne comprendiamo il notevole valore strategico.
Il nome della nuova cittadina riprende quello di uno dei villaggi precedenti - già facente parte dei mansi di San Quintino di Spigno - e identifica la posizione geografica del borgo, posto nei pressi dell'unione delle due Bormida di Spigno e di Millesimo.
Bistagno compare in documenti del 991 e 1155 col nome di Bestagnio, del 1052 con Bistanno. Secondo l'Olivieri « Bistagno esistette con termine di topolessigrafia: da spiegare come variante peggiorativa della parola stagno coi valore di terreno acquitrinoso ».
Forse il nome attuale proviene da quello di uno dei tre borghi distrutti, situato nei pressi dell'antica chiesa di S. Maria « de plebe » (riedificata sul finir dei '700 col titolo di N. D. Assunta) nella piana a est del nuovo borgo.
In poco tempo Bistagno crebbe in potenza e autorità, al punto che nel 1264 venne fondato un ospedale sotto il titolo di San Nicolao. Il castello, di cui resta la torre, sorgeva a uno degli angoli della base del triangolo (la caratteristica forma del nucleo urbano originario, oggi occupata dal centro storico), a strapiombo sul fiume, e fu per parecchi anni sicura residenza episcopale, quando nel 1343 a causa delle furiose lotte che si combattevano in Acqui tra le fazioni Guelfa e Ghibellina, il Vescovo Guido II dei Marchesi di Incisa preferì abbandonare la città e rifugiarsi nella fortezza di Bistagno, che poi donò al Marchese di Monferrato. Il paese, dopo un breve ritorno alla Chiesa sotto il Vescovo De Regibus, fece parte della dote di Lucrezia del Monferrato, venne conquistato da Amedeo VIII di Savoia e poi restituito alla dinastia casalese con la pace di Torino del 1435. Dal 1491 al 1651 fu dei Della Rovere di Monastero, parenti del papa Giulio II, e poi dei Bassi di Savona. Nel periodo dell'invasione napoleonica Bistagno fu teatro di scaramucce e insorgenze contro i Francesi, con conseguente saccheggio e pesante risarcimento.

Il nucleo antico ha forma di triangolo isoscele di base m. 290 e con i lati uguali di m. 270. L'asse interno principale, orientato est-ovest con lieve inclinazione a sud-est, è intersecato da sei strade secondarie, parallele tra loro, che immettono alle mura a nord, e alla scarpata sulla Bormida a sud; la via di lizza e le dette strade individuano 9 isolati trapezi e uno triangolare la cui larghezza varia da m. 26 - 27 a m. 22 - 23.
L'asse generatore E-W ha una sezione di m. 5,50 - 7, quelli minori di m. 4 - 5. Nell'isolato mediano, a sud, è collocata la chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista, barocca, con fronte verso la Bormida; dietro di essa, quasi a formare un tutt'uno, si trova la chiesa confraternita della SS. Trinità.

Gli spazi occupati dai due edifici religiosi, sproporzionatamente grandi rispetto all'insieme, accentuano l'importanza del loro inserimento, certo posteriore alla costruzione dei borgo, nell'antico tessuto.
L'edificazione, continua lungo le strade, è a volte interrotta da piccole aree a cortile, interne agli isolati o prospicienti la via.
La lottizzazione di alcuni isolati fa presumere fossero originariamente presenti tipi fabbricativi in linea, corrispondenti alla minima cellula abitativa dell'edificio rurale. Prevalgono, ora, il blocco compattamente serrato attorno a uno spazio libero e, talvolta, tipologie ricoprenti tutta l'area del lotto. La grana edilizia, saldata longitudinalmente, dà risalto alla singolare forma del borgo e all'aspetto figurale dell'insieme, sia esso visto dall'interno, o nel suo profilo da oltre Bormida, o, ancor più, dall'alto.

Entro il perimetro dell'antico borgo, di circa 3 ha, l'edilizia originaria è soggetta a massicce sostituzioni, operate soprattutto nel 1600 e nel 1700; soltanto nel sec. XIX si dà corso alla costruzione di nuovi edifici nelle aree immediatamente marginali e, in seguito all'entrata in funzione della ferrovia Acqui-Savona, lungo la strada che unisce il borgo alla stazione.

L'interesse maggiore di Bistagno è da scorgere nella sua forma planimetrica, rilevante agli effetti della ricostruzione storica del paesaggio umanizzato della regione (analogie con Cuneo, Nizza Monferrato, Mango d'Alba, la stessa Susa), cui vanno aggiunti gli ambienti delle sue strade interne e alcuni episodi di architettura barocca minore (es. chiesa parrocchiale, palazzo Saracco, palazzo del Vescovo).

Nelle aree di espansione a est, verso il cimitero, e a sud-est verso la statale Acqui-Savona, si susseguono gli episodi edilizi alteranti il paesaggio e il profilo, marcatamente orizzontale, dei nucleo originario. Tra gli accostamenti più urtanti merita di essere segnalato l'edificio di 10 piani f. t. di fronte al lato orientale dei borgo: documento di incivile presunzione che nega, da solo, i permanenti e testuali valori di civiltà tutt' ora presenti nell'antica struttura.